Moda 

L'altra Spagna

Courtesy of © Salvador Dalì

Balenciaga e gli altri. Tutta la moda spagnola

Balenciaga e gli altri. Tutta la moda spagnola

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Balenciaga, Paco Rabanne e persino Salvador Dalì. La moda iberica (e soprattutto i grandi sarti spagnoli) ha spesso incantato, qualche volta oltraggiato a suon di collezioni e sempre lasciato il segno. Tutta la moda spagnola.

Non di solo Custo si veste la Spagna. Tra corride, flamenco e nacchere la moda iberica (e soprattutto i grandi sarti spagnoli) ha spesso incantato, qualche volta oltraggiato a suon di collezioni e sempre lasciato il segno. Le pagine fiabesche della storia della moda narrano di grandi sarti che nel Novecento hanno segnato con le loro creazioni e innovazioni la storia del costume.
Due nomi si impongono su tutti: Paco Rabanne e Cristobal Balenciaga. Entrambi, a modo loro, titani della moda.
Il primo, nato Francisco y Cuervo nel 1934, ha poi adottato nome e dimora francese trasferendo il suo estro a Parigi dove ha iniziato studiando architettura alla scuola di Belle Arti e dove fa tesoro degli insegnamenti in tema di innovazione dei materiali per poi sfruttarli nelle sue collezioni.
Il sarto-metallurgico, così battezzato con disprezzo da Chanel inorridita da tanti abiti confezionati senza stoffa, ma con tanto metallo. Sdegno prima, successo poi. Salvador Dalì lo reputa “il secondo genio di Spagna dopo di me”. L’Enciclopedia Britannica lo annovera tra le sue illustri voci. E Balenciaga lo coccola e istruisce. Galeotta la madre di Paco che per Crisotbal lavorava. Ma le strade si dividono. L’irriverenza scorre nelle vene di Mr Rabanne e si esprime soprattutto negli accostamenti. Materiali che dovrebbero stare alla larga dagli armadi delle donne sono invece di casa nelle collezioni Paco Rabanne. La plastica si unisce al pizzo, negli abiti da sera. La sposa precorre l’era cibernetica e va all’altare vestita di rodoide opalescente. Il lamé si accosta alla carta. E i cappelli sono fatti di plexiglas e caschi metallici. La donna diventa robotica. E nel 1976 anche l’uomo si ricopre di metallo. I tempi passano, la moda si evolve, ma Rabanne resiste sino al 1999, quando annuncia il suo ritiro.
Altra storia, anche se intrecciata alla precedente è quella dello schivo, creativo, geniale Cristobal Balenciaga, grande di Spagna che ha vestito tra le altre la Duchessa di Windsor e Fabiola del Belgio. Alternativamente odiato e osannato sino al 1972 anno della sua morte avvenuta a 77 anni. Di lui al di là degli abiti si ricordano la tendenza all’isolamento, l’aria austera e inespressiva, quasi sprezzante delle sue modelle, le più brutte allora in circolazione e la vera leggenda dei suoi inizi.
Si vocifera che il piccolo Cristobal un giorno vide uscire da una chiesa la Marquesa Torres, figura di leggendaria eleganza, e ammirando la sua mise le disse che un giorno avrebbe fatto anche lui vestiti così belli. Una frase che l’aristocratica dama trasformò in sfida giocosa affidando al piccolo uno dei suoi tailleur da copiare. Dopo cinque giorni ecco il modello. Perfetto. Fu l’inizio di un grande connubio. Nessuna casa di moda chiudeva le porte alla Marquesa che presentava il suo protetto perché imparasse i segreti dell’arte di fare vestiti. Misteri nascosti nelle crune degli aghi e nelle matite per i cartamodelli. E se i suoi modelli sono stati spesso criticati (ma poi copiati sino allo sfinimento, vedi i kimono o le gonne a palloncino) sono innegabilmente capolavori di architettura da guardaroba, come poteva una stessa giacca andare bene per diverse taglie? Un segreto custodito con garbo e gelosia. Un ritiro quasi improvviso nel 1968. Una vita raccolta intorno alla moda. Nell’ombra. Mai un’apparizione dopo le sfilate. Ma tante lacrime di commozione.
E oggi? Più forte che mai la moda spagnola si impone nel mondo. Merito anche della Moda del Sol, associazione che dal 1963 unisce tessutati e industriali del fashion system sotto la guida dello stilista Josè Maria Fillol, di formazione parigina. Dal 1981 Moda del Sol pubblica un vademecum sulle tendenze stagionali a uso e consumo creativo degli associati.
E di creatività ne sa qualcosa Oscar Tusquets, disegnatore surrealista della collezione Salvador Dalì, ben poco velatamente ispirata al grande artista dai baffi a punta e dagli orologi molli adagiati nel deserto. Poco noto nel nostro paese, ma già un personaggio importante in patria Tusquets (amico del pittore) ha basato la sua prima collezione sugli accessori in pelle presentati come unico sfondo possibile ai quadri di Dalì. Un progetto artistico ambizioso, spiegato attraverso il desiderio di ricreare l’opera omnia di Dalì estrapolando particolari dei quadri per inserirli sotto forma di manico o fibbia in borse o portachavi.

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