Moda 

La stilista "fuori porta"

Parla Maria Teresa Merlo, stilista outsider

Parla Maria Teresa Merlo, stilista outsider

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Seduta sul divano del suo chic atelier, in pieno centro a Torino, Maria Teresa Merlo veste pantaloni neri e maglia lilla con maniche “a campana”. Un lavoro, il suo, svolto con passione e dedizione.

Maria Teresa Merlo è stilista a Torino. Donna sulla quarantina dall’apparenza fragile, nasconde un carattere forte dietro al portamento simpatico e austero, tipico dei piemontesi. Magra, coi capelli biondi e lunghi. Gioia e serenità le si leggono negli occhi castani.
Seduta sul divano del suo chic atelier, in pieno centro a Torino, veste pantaloni neri e maglia lilla con maniche “a campana”. Dall’accento marcatamente piemontese, si infervora quando parla di se stessa e del suo lavoro. Un lavoro svolto con passione e dedizione, dal quale ha molte soddisfazioni. Una stilista con la voglia di inventare sempre nuovi abiti, e che dall’ultima creazione accumula idee originali per la prossima collezione. Sognatrice ma realista, è riuscita a fare della sua passione verso la moda e il “ben vestire”, la sua professione.
“Sui colori, sulle linee, creo quello che mi piace, senza pensare. Come stile, il mio è il “classico grintoso”. E poi a volte, cado anche negli eccessi. Come per la sera, con trasparenze accentuate. Mi piace molto creare abiti da sera, anche se poi sono i più difficili da vendere” dichiara la stilista di alta moda.

Com’è diventata stilista Maria Teresa Merlo?

“E’ un lavoro che ho sempre voluto fare, fin da bambina. Sono di Bosconero, un piccolo paese della zona del canavese, vicino a Torino. Ma non credo che le mie origini abbiano in qualche modo influito nella mia scelta di fare la stilista. Se fossi nata in qualsiasi altro posto, sarei comunque diventata quello che sono. Non avevo genitori che facessero questo mestiere, però mio padre amava vestirsi bene. E io, quando ero piccola, lo osservavo e disegnavo già alcuni modelli. Da giovane ho fatto la solita gavetta in alcuni atelier di Torino. Poi ho fatto la direttrice in uno di questi per molto tempo. Quattro anni fa ho deciso di mettermi per conto mio. Era un periodo nel quale le sartorie a Torino stavano scomparendo. Quando ho aperto il mio atelier, sono arrivate molte donne che non sapevano più dove andare. Mi ricordo che quando stavo per aprire, era il febbraio 1998, tutti mi dicevano che ero pazza. Ma io sono partita, giocandomi il tutto per tutto e pensavo che o le cose si fanno bene o non si fanno. Quindi ho cominciato facendo la mia prima sfilata il 15 marzo del 1998 a Villa Sassi. Non dormivo più la notte. Temevo che non andasse, invece fin da questa sfilata ho avuto un discreto successo. Dopo però è arrivato anche il periodo difficile. Perché spesso alle nove di sera sono ancora in atelier che lavoro. Ma lo faccio talmente volentieri che non mi pesa.
E’ chiaro che ci sono momenti come quello della preparazione della sfilata in cui ho poco tempo per me stessa. Però quando sono stanca penso al momento in cui vedrò uscire le modelle sulla passerella. E’ talmente bello vedere le proprie idee realizzate. E’ una grande soddisfazione.”

Com’è la collezione autunno - inverno?

“La stagione autunno-inverno è molto intensa. Il grosso del lavoro è a ottobre, novembre e dicembre. Se la sfilata va bene, allora si lavora in modo intensissimo. Ho creato abiti da mattino, i cappotti, i tailleur. Ma anche da pomeriggio, da cocktail. Sono eleganti, ma non troppo e vanno bene per un matrimonio e per una cena importante. E poi, la gran sera: gli abiti lunghi. Quelli che ormai non fa più nessuno. Tranne me, naturalmente. Si dice che le donne torinesi non vogliono apparire, invece nel mio atelier le cose particolari sono quelle che si vendono prima.
Spesso creo abiti pensando che non si venderanno e li faccio solo perché mi piacciono. Ad esempio abbinamenti strani, particolari. Invece poi scopro che anche questi sono richiesti.
Per quanto riguarda i tessuti, quest’anno ho usato quelli spugnosi, come il tweed e il bouclé. I colori sono quelli caldi dell’inverno. Tutte le tonalità del mattone, i rossi un po’ cupi. Il rosso lo metto in tutte le mie collezioni, in inverno o in estate. Le linee non sono cambiate moltissimo rispetto alla stagione passata. Anche se quest’anno ho fatto molti più pantaloni degli altri anni, perché la donna ormai vive in pantaloni dal mattino alla sera.”

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