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Cenni biografici

courtesy © A. Morin

Mario Airò: cenni biografici

Mario Airò: cenni biografici

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Mario Airò: nasce a Pavia nel 1961, vive e lavora a Milano. Inizia la sua attività con un gruppo che trova aggregazione all’interno del corso di Luciano Fabro a Brera e che autogestisce lo spazio di via Lazzaro Palazzi, inaugurato nel 1989.

Mario Airò nasce a Pavia nel 1961, vive e lavora a Milano. Inizia la sua attività con un gruppo che trova aggregazione all’interno del corso di Luciano Fabro a Brera e che autogestisce lo spazio di via Lazzaro Palazzi, inaugurato nel 1989. Nel 1990 partecipa alla mostra Avanblob, realizzata presso la Galleria di Massimo De Carlo, e presenta "Tristi Tropici", un'opera che ricrea l’interno della capanna di un esploratore con un’amaca, una lampada e un libro aperto, protetti da una grande zanzariera. Si distingue subito per la complessità e nello stesso tempo per la leggerezza delle sue installazioni.
Riportiamo qui la descrizione di alcune delle sue più importanti realizzazioni importanti per seguire il suo percorso artistico e il suo universo di ispirazione.

1993 Olanda, Parco di Amhem. The Bird-watcher. Lo spettatore che passeggia nel parco mette in moto, per mezzo di sensori ai raggi infrarossi, dei riproduttori sonori che diffondono un testo di Marco Terenzio Varrone: la ricostruzione grammaticale della formula utilizzata da coloro che leggevano il futuro osservando il volo degli uccelli.

1994 Milano, Galleria Massimo De Carlo. Unité d’Habitation. Una cella monacale viene ricostruita in galleria nelle sue dimensioni originali. La costruzione vuole essere una dimensione archetipica dei bisogni primari.

1995 Pescara, mostra “Caravanserraglio”. Vero da fotocopia. Una stanza ispirata ai mobili della biblioteca di Exeter disegnati da Louis Kahn. Uno spazio abitabile per la lettura, la scrittura e la meditazione.

1997 Belgio, Lophem, Kunsthalle. The Another World. Si concentra sul personaggio di "The Motorcycle Boy" (Mickey Rourke), alter ego di Coppola/autore, poeta/artista in un contesto quotidiano che vive di banalità e leggenda. Nonostante atteggiamenti e iconografie di un tempo, Rourke è colui che crea l’atto poetico che informa tutto il film.

1998 Roma, Galleria Sales. Quel pomeriggio qui sulla terra. Al centro di una complesaa situazione c’è un testo, tratto dalla sceneggiatura di "Soigne ta droite" di Jean Luc Godard, testo che è anche la sorgente delle immagini. Muniti di una cuffia acustica dalla quale si può ascoltare un montaggio di brani dal film "Back side of the moon" degli Orb, si attraversa un ponte trasparente teso tra terra e mare, librato su un cielo in cui vola un piccolo aereo. Da questo ponte lo sguardo abbraccia diversi paesaggi: la terra vista da lontano con la montagna di sabbia che diviene isolotto e proietta la propria ombra sul fondo; il cerchio luminoso quasi un pianeta, proiettato sul pavimento da una cinepresa che invece di riprendere diventa sorgente luminosa. Altri riferimenti sono il viaggio in aereo, la porticina nella montagnola di sabbia e soprattutto il senso della costante presenza del cielo da cui si è completamente circondati.

1999 Milano, Galleria Massimo De Carlo. Pilar. La sagoma lignea di un profilo montuoso illuminato con i colori di un’aurora artificiale corre lungo il perimetro della galleria. Sul pavimento giacciono tre distinti oggetti: un pannello cintato da piccoli fari che riproduce la forma dell’Isola di Pasqua, la silhouette di Cuba, ritagliata nel plexiglas, che funge da tavolino su cui poggia una finta macchina da scrivere, copia stilizzata di quella che usava Hemingway, un modellino di barca a motore che lascia dietro una scia di sassolini. Nell’ambiente un impianto stereo diffonde un discorso dell’ex presidente cileno Allende. In un altro spazio alcuni computer su cui scorrono immagini di pianeti, circondano un alto cilindro trasparente con la scritta betleem, al cui interno è custodita una pietra proveniente da un luogo sacro della città. Le allusioni sono alle vicende storiche e politiche che legano tra loro i tre luoghi, Pasqua, Cile, Cuba, ai concetti di isolamento volontario o coatto, e alle relazioni tra cielo e terra, tra sacro e profano.

2000 Roma, Centro per le Arti Contemporanee. Springandela. Già utilizzato per una installazione nella quale l’artista aveva mixato canti degli aborigeni con la voce di un bambino per accompagnare alcune immagini, il titolo viene ripreso per questa installazione nella quale tracce di animali vengono proiettati su un pavimento coperto di uno strato di sabbia.
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